Basta l’amore?

L’amore non fa alcun male al prossimo; l’adempimento dunque della legge è l’amore” (Romani 13:10). Si ode talvolta citare questo versetto del Nuovo Testamento per sostenere che l’osservanza della legge morale di Dio sia “superata” e che, nello spirito dell’Evangelo, basterebbe “amare”. Tale asserzione, però, è pretestuosa e fallace a più livelli.

  • In primo luogo per la comprensione errata che sottende del significato del termine italiano “adempimento” o “(pieno) compimento”.
  • In secondo luogo, a causa del discutibile concetto di “amore” presupposto generalmente da chi la fa, condizionato dalla sua moderna definizione corrente non rispondente a quella biblica – che consideriamo questa normativa e non la prima.
  • A questo bisogna aggiungere la superficiale e difettosa teologia riflessa da chi fa tale affermazione come pure:
  • all’inadeguata (o mancante) esegesi del citato testo biblico – che dovrebbe stare alla base di chi lo cita e che così viene astratto dal suo contesto.

Quando si considerano questi quattro punti si giunge ad una conclusione opposta a quella pretesa da chi fa l’affermazione che l’osservanza della legge morale di Dio sarebbe “superata” e che, nello spirito dell’Evangelo, basterebbe “amare”.

Significato del termine

Per quanto riguarda il primo punto, basta ricorrere ad un qualsiasi vocabolario della lingua italiana per vedere come “adempimento” o “compimento” significhiil compiersi, il risultato, la conseguenza ultima, il fine, il proposito, in questo caso, dell’ubbidienza alla legge. La conformità alla legge stabilita da Dio per il comportamento umano ed esplicitata nelle Sacre Scritture dell’Antico e del Nuovo Testamento, ha come risultato, realizza, l’amore (così come viene definito nelle Scritture stesse).

Nel testo originale: ἡ ἀγάπη τῷ πλησίον κακὸν οὐκ ἐργάζεται·πλήρωμα οὖν νόμου ἡ ἀγάπη, infatti, il termine greco che viene tradotto con “adempimento” o “compimento” è: πλήρωμα(plērōma). Nel Nuovo Testamento esso ha diversi significati: (1) ciò che è (è stato) riempito (a) una nave in quanto è piena (cioè equipaggiata) di marinai, rematori e soldati (b) nel NuovoTestamento, il corpo dei credenti, come ciò che è riempito con la presenza, il potere, il libero arbitrio, le ricchezze di Dio e di Cristo; (2) ciò che si riempie o di cui una cosa è riempita (a) di quelle cose di cui una nave è e merce, marinai, rematori, soldati (b) completezza o pienezza del tempo; (3) pienezza, abbondanza; 4) appagamento [Strong, 4138].

Per cuiil contenutodella legge è amore, amare vuol dire adempierla. Evidentemente questo non ha a che fare con ciò che generalmente si intende per amore, sia soggettivamente che in dipendenza da ideologie estranee alla Bibbia stessa.

Analisi del testo

Analizziamo, poi, accuratamente il testo di Romani 13:10nel suo contestoe pure scopriremo la fallacia di chi afferma che “basta l’amore”. Nel far questo pure scopriremo la teologia difettosa che sottende chi così contende.

In precedenza, Paolo aveva ammonito:“Vi esorto dunque, fratelli, per le compassioni di Dio, a presentare i vostri corpi, il che è il vostro ragionevole servizio, qualesacrificio vivente, santo e accettevole a Dio. Enon vi conformate a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza qual sia la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio(12: 1-2). Poi spiega in dettaglio cosa questo significhi (capitoli 12-15). I cristiani devono amare i loro nemici (12:9-21); sottomettersi alle autorità quando esse si conformano alla volontà di Dio (13:1-7); e di amarsi l’un l’altro (13:8-10). Quindi Paolo dice chela fede deve far sorgere nei credenti una condotta appropriata. I cristiani devono“gettare via le opere delle tenebre e indossare le armi della luce”(13:12).

L’amore rispetta la legge

“Non abbiate alcun debito con nessuno, se non di amarvi gli uni gli altri, perché chi ama il suo simile ha adempiuto la legge. Infatti questi comandamenti: «Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non dir falsa testimonianza, non desiderare», e se vi è qualche altro comandamento, si riassumono tutti in questo: «Ama il tuo prossimo come te stesso»L’amore [agape] non fa alcun male al prossimo; l’adempimento dunque della legge è l’amore”(Romani 13:8-10).

“Non abbiate alcun debito con nessuno” (v. 8a)

Nel versetto 7, Paolo dice:“Rendete dunque a ciascuno ciò che gli è dovuto: il tributo a chi dovete il tributo, l’imposta a chi dovete l’imposta, il timore a chi dovete il timore, l’onore a chi l’onore“. “Non abbiate alcun debito con nessuno”, quindi,continua quel pensiero. La parola tradotta con “debito” [Μηδενὶ μηδὲν ὀφείλετε, letteralmente: “non dobbiate niente a nessuno” (“che nessun debito rimanga in sospeso”) è un verbo al tempo presente, che in greco trasmette il senso dell’azione continuae potrebbe essere tradotta: “Non continuate a dover nulla a nessuno”.

Morris nota questo fatto insieme al fatto che Gesù ha permesso di prendere in prestito [“Da’ a chi ti chiede, e non rifiutarti di dare a chi desidera qualcosa in prestito da te”(Matteo 5:42)]. Egli ne conclude che Paolo non stava vietando ai cristiani di prendere in prestito o di prestare, ma piuttosto che dobbiamosaldare i debiti prontamente(Morris, 467).

“…se non di amarvi gli uni gli altri” (v. 8b)

Anche se non dovremmo essere parte di obblighi finanziari che vadano avanti all’infinito, abbiamo un altro obbligo, l’obbligo di amare – quello si che vede andare avanti all’infinito! Proprio come riceviamo amore continuo da Dio, come agenti di Dio dobbiamo dare amore continuo “l’un l’altro”.

Da osservare che, in questo contesto, Paolo non intenda limitare “l’un l’altro” ad altri cristiani, ma piuttosto intende estenderlo a tutti coloro con cui entriamo in contatto, i nostri vicini, il nostro prossimo, nel senso più ampio del termine. L’idea che “l’un l’altro” si estenda al di là della comunità cristiana è certamente in linea con ciò che Paolo dice nel capitolo 12:“esercitate l’ospitalità”(12:13);”Benedite quelli che vi perseguitano; benedite e non maledite”(12:14);“Non rendete ad alcuno male per male; cercate di fare il bene davanti a tutti gli uomini”(12:17);“Se è possibile, per quanto dipende da te, sii in pace con tutti gli uomini” (12:18);“Non fate le vostre vendette, cari miei”(12:19) e“Se dunque il tuo nemico ha fame dagli da mangiare, se ha sete dagli da bere”(12:20). Questo è anche in armonia con ciò che dice in seguito:“Ama il tuo prossimo come te stesso”(v. 9; vedere anche Galati. 6:10; 1 Tessalonicesi 3:12; 5:15).

Il dono dell’amore soddisfa tre scopi:(1) Primo, benedice la persona che riceve amore. Molte persone hanno un disperato bisogno di una parola gentile o di una piccola dimostrazione che qualcuno si prende cura di loro. (2) In secondo luogo, il cristiano che mostra amore per il prossimo diventa un potente testimone di Cristo. (3) Terzo, come afferma successivamente Paolo, l’amore adempie la legge.

“perché chi ama il suo simile ha adempiuto la legge” (v. 8c)

La legge prescriveva in grande dettaglio come gli israeliti dovevano trattare gli uni con gli altri e con gli altri al di fuori della loro comunità. Quando un giurista chiede a Gesù quale sia il comandamento più grande, Gesù risponde:“Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua e con tutta la tua mente”. Questo è il primo e il gran comandamento. E il secondo, simile a questo, è: “Ama il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge e i profeti»”(Matteo 22:36-40; vedere anche Levitico 19:18).

Il commento di Paolo secondo cui l’amore adempie la legge è una riaffermazione di questo principio, cioè cheil compendio o risultato dell’osservanza dei comandamenti di Dio è ciò che deve intendersi con amore.

Infatti questi comandamenti…

“Infatti questi comandamenti: «Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non dir falsa testimonianza, non desiderare», e se vi è qualche altro comandamento, si riassumono tutti in questo: «Ama il tuo prossimo come te stesso»” (v. 9a)

Paolo menziona quattro dei dieci comandamenti (dal Decalogo) che riguardano i nostri rapporti con le altre persone (piuttosto che il nostro rapporto con Dio). Jewett crede che Paolo scelga questi quattro comandamenti perché “della loro particolare rilevanza per la vita nell’ambiente urbano di Roma, dove le relazioni interpersonali erano tese, instabili e piene di tentazioni e provocazioni” (Jewett, 126). La vita a distanza ravvicinata renderebbe particolarmente allettanti l’adulterio, l’omicidio, il furto e la cupidigia. Paolo tralascia “Onora tuo padre e tua madre” e il divieto di falsa testimonianza. Poi aggiunge“e qualunque altro comandamento”per riconoscere che il suo elenco di quattro comandamenti è solo illustrativo e non esaustivo.

…si riassumono…

…si riassumono tutti in questo: «Ama il tuo prossimo come te stesso”(v. 9b; vedere anche Levitico 19:18; Matteo 19:19; 22:39; Marco 12:31).

Quando un giurista, cercando di mettere alla prova Gesù, chiede:“E chi è il mio prossimo”(Luca 10:29), Gesù risponde con la parabola del buon Samaritano (Luca 10: 30-37), dicendo, in effetti, cheogni la persona che incontriamo è il nostro prossimo.

Quando Paolo dice che dobbiamo amare il nostro prossimo come noi stessi, non impone l’amor proprio, ma riconosce che tendiamo ad amare noi stessi nel senso che cerchiamo di agire nel nostro migliore interesse – almeno questo è vero per le persone sane. “Amerai il tuo prossimo come te stesso”, quindi, significache dovremmo anche agire nel migliore interesse del nostro prossimo.

…non fa alcun male …adempimento…

“L’amore [agape] non fa alcun male al prossimo; l’adempimento dunque della legge è l’amore“ (v. 10).

La persona che ama il prossimo non commetterà adulterio con il vicino o il coniuge del vicino; non ucciderà il vicino; non ruberà al prossimo; e non desidera i beni del prossimo. Il motivo è semplice:qualsiasi azione che danneggi il prossimo è incompatibile con l’amore.

Paolo usa la parola d’amore agape in tutto questo passaggio. Agape è una delle quattro parole greche per amore (le altre tre sonophilos, storge ed eros). L’agape è un’alta forma di amore che è dedicata al benessere dell’amato ed è il tipo di amore con cui Dio ci ama. Nella nostra cultura, con la sua enfasi sull’amore (sessuale) eros, è del tutto possibile fraintendere “Amerai il tuo prossimo come te stesso” come approvazione sessuale. Poiché la parola italiana, amore, è imprecisa,dovremmo fare attenzione a chiarire il tipo di amore che intendiamo per agape.

È ora di svegliarci dal sonno (11-12)

“E questo tanto più dobbiamo fare, conoscendo il tempo [KAIROS], perché è ormai ora che ci svegliamo dal sonno, poiché la salvezza ci è ora più vicina di quando credemmo. La notte è avanzata e il giorno è vicino; gettiamo dunque via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce”.Paolo ci chiama a fare le cose che ha descritto sopra.

Conoscere il tempo

“Conoscendo il tempo” (kairos) (v. 11 b). Il greco ha due parole per indicare il tempo:chronosekairos.Chronosha a che fare con l’ora cronologica, l’ora dell’orologio, l’ora entro la quale teniamo gli appuntamenti quotidiani.Kairosha a che fare con tempi speciali – momenti speciali nel tempo – i bivi sulla strada che fanno la differenza – momenti con il potenziale per determinare i destini. Paul usa ilkairosqui, segnalando che sta parlando di un momento significativo nel tempo.

Chekairosè? È l’alba della nuova era che segue la risurrezione di Cristo.

“…che è già ora che ti svegli dal sonno…” (v. 11c)

La notte è l’ora del sonno, ma “la notte è ormai lontana” (v. 12). Prima dell’illuminazione elettrica, le persone si alzavano presto per sfruttare ogni momento di luce solare e per ottenere il massimo possibile prima dell’arrivo del caldo pomeridiano. Le persone si svegliavano tardi a proprio rischio e pericolo. Paolo dice: “il giorno è vicino” (v. 12).Vuole che i credenti siano svegli e attenti per salutare l’arrivo dell’alba.

“…poiché la salvezza ci è ora più vicina di quando credemmo”(v. 11 d). Sembra chiaro che Paolo si riferisca alla Seconda Venuta e che crede che sia imminente. Duemila anni dopo, possiamo vedere che non era immanente. Paolo, tuttavia, non ha mai affermato che Gesù sarebbe apparso durante la sua vita, ma ha detto invece che Gesù “viene come un ladro nella notte” (1 Tessalonicesi 5:2). Non predice il tempo della venuta di Cristo, ma consiglia ai cristiani dimantenere le anime e i corpi sani e irreprensibili in modo che ne fossero sempre pronti(1 Tessalonicesi 5:23).

Paolo non parla della salvezza come presente, ma dice solo che è “ora più vicina”.In un certo senso, la salvezza è sia presente che futura.

Gettiamo via le opere delle tenebre

La notte è avanzata e il giorno è vicino; gettiamo[gr, ἀποθώμεθα (apothometha, mettere da parte, mettere via)]dunque via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce”

La notte è avanzata e il giorno è vicino

“La notte è avanzata e il giorno è vicino”(v. 12 a). Cristo è venuto e ha trafitto le tenebre. Il giorno ha cominciato a sorgere, mala luce non splende ancora a tutta forza. Ciò accadrà quando Cristo verrà di nuovo. Nel frattempo, viviamo inun mondo intermedioin cui il nostro “comportamento deve essere appropriato per il giorno, non per la notte” (Wright, 727).

Indossiamo le armi della luce

…e indossiamo[ἐνδυσώμεθα (endusòmetha, vestirsi)le armi della luce”(12 b). Non basta spogliarsi dalle opere delle tenebre. Dobbiamo indossare “un’armatura di luce perimpedire il ritorno dell’oscurità. Dobbiamo essere corazzati per la battaglia, perché possiamo aspettarci tentazioni frequenti – un costante sondaggio delle nostre difese – pericoli derivanti da ambienti inaspettati – una battaglia per tutta la vita contro il male.

…Camminiamo onestamente…

“Camminiamo onestamente [εὐσχημόνως (euschemonos) decentemente, in modo appropriato, giusto], come di giorno, non in gozzoviglie ed ebbrezze, non in immoralità [promiscuità sessuale] e sensualità [lussuria sfrenata], non in contese ed invidie” (Romani 13:13).

La parola greca per “camminare”peripateosignifica letteralmente “camminare intorno” (perisignifica “intorno” – come nella nostra parola italiana “perimetro” – epateosignifica “camminare”. [In italiano “la peripatetica” è la prostituta di strada].

Fin dai primi tempi, gli ebrei usavano la parola “camminare” per parlare delmodo in cui si conduceva la propria vita. Enoc e Noè camminarono con Dio (Genesi 5:22, 24; 6: 9). Il Salmista dice:“Beato l’uomo che non cammina nel consiglio degli empi”(Salmo 1:1; vedere anche Salmo 119:3).

Paolo ci esorta a comportarci in modo onorevole, onesto, decente. Per prima cosa, tale comportamento è appropriato per ciò che siamo, per chi siamo.“Voi tutti siete figli della luce e figli del giorno; noi non siamo della notte né delle tenebre”(1 Tessalonicesi 5: 5). In secondo luogo, tale comportamento è importante per la nostra testimonianza cristiana. Niente allontana maggiormente le persone da Cristo come una persona che afferma di essere un figlio della luce ma che si comporta come un figlio delle tenebre. Niente attrae maggiorme nte le persone come una persona di fede che le ama come Cristo ci ha insegnato ad amare – e la cui vita personale porta il marchio dell’integrità – il timbro di Cristo.

Paolo elencatre coppie di peccatiche dobbiamo stare particolarmente attenti a liberarcene:

•“gozzoviglie ed ebbrezze”(13c). Da bandire è cercare piacere nell’alcool e/o nelle droghe, far festa con selvaggio abbandono. Tale comportamento non solo distrugge la testimonianza cristiana, ma porta in sé anche i semi dell’autodistruzione. Le feste sfrenate possono sembrare meravigliosamente eccitanti all’inizio, ma lo diventano meno man mano che la persona perde lentamente il controllo. Ciò che inizialmente sembrava affascinante e sofisticato, lentamente scivola verso il basso, distruggendo relazioni, carriere, finanze e salute. L’ubriaco di solito è l’ultimo a riconoscere il problema e spesso non riesce a rimettere insieme la sua vita.

•“non in immoralità e sensualità”(v. 13d). Questi hanno a che fare con i peccati sessuali. “Questa è una sequenza eccellente; poiché la gola e l’ubriachezza sono il terreno fertile in cui prosperano l’impudicizia o la dissolutezza. Per questo i pii Padri hanno dichiarato che chi vuole servire Dio deve sradicare soprattutto il vizio della gola. Questo è un vizio prevalente che causa molti problemi…. Quindi il digiuno è un’arma eccellente per il cristiano, mentre la gola è una fossa eccezionale di Satana” (Lutero, 191).

Le prime due coppie di peccati, baldoria/ubriachezza e dissolutezza/licenziosità erano familiari ai cristiani romani. Le classi dominanti di Roma erano famose per le orge e le classi inferiori copiarono tale comportamento nella misura in cui potevano. La chiesa di Corinto era afflitta da problemi simili (1 Corinzi 5-6).

“…non in contese ed invidie”(v. 13 e). Siamo sorpresi di vedere questi peccati apparentemente minori nel breve elenco di peccati più velenosi? I cristiani che non si sarebbero mai resi colpevoli di ubriachezza o immoralità sessuale sembrano poco interessati alle liti e alla gelosia. Sfortunatamente, alcune comunità cristiane sembrano litigare quasi come lo sport di famiglia, ma Paolo lo associa con l’ubriachezza e l’immoralità e come una delle principali opere delle tenebre.

Paolo include un elenco simile ma più completo di peccati pericolosi in Galati 5: 19-21.

…siate rivestiti del Signor Gesù Cristo…

Ma siate rivestiti del Signor Gesù Cristo e non abbiate cura della carne per soddisfarne le sue concupiscenze”(14).

“Ma siate rivestiti del Signor Gesù Cristo” (v. 14a)

Paolo mette “Signore” al primo posto in questo triplice titolo,ponendo l’accento sulla Signoria di Cristo. Quando “rivestiamo” Cristo (nel senso che lo facciamo Signore sulla nostra vita) la tentazione perde gran parte del suo potere. Quando guardiamo prima a Cristo per avere una guida nelle decisioni importanti, ci aiuta a evitare vicoli ciechi e vicoli ciechi. Quando cerchiamo di onorare Cristo nelle nostre relazioni, ci aiuterà a evitare di ferire gli altri e di distruggere noi stessi. La tentazione continua, ma possiamo affrontarla nella fiducia che Cristo ci aiuterà a superarla.

“…non abbiate cura della carne per soddisfarne le sue concupiscenze” (v. 14b).

Carne [Sarx] è una parola dal suono brutto che descrive una realtà spesso brutta – un focus sull’indulgenza fisica piuttosto che sul servizio divino. Nel Nuovo Testamento,sarxè più frequentemente usato come contrasto con ciò che è spirituale (Giovanni 3:6; 6:63; Romani 7:18; 8:3-6). Nella sua lettera ai Galati, Paolo contrappone “le opere della carne” (adulterio, immoralità sessuale, impurità, ecc.) alle “opere dello Spirito” (amore, gioia, pace, ecc.) (Galati 5:16-23).

Dare spazio nella nostra vita alla carne rivelerebbe una mancanza di determinazione a vivere una vita secondo Dio. In tal modo, faremmo il primo passo su un pendio scivoloso che ci assicurerebbe quasi di soccombere alle tentazioni carnali.

Conclusione

Come abbiamo visto, il testo biblico addotto a chi contesta la necessità di regolare la nostra vita sulla base della legge morale di Dio privilegiando “l’amore” come criterio unico, non regge ad un’analisi dettagliata del testo. L’amore è conseguenza, risultato finale, della conformità alla legge di Dio. E’ Dio, infatti, che definisce che cosa sia “amore”, ed Egli lo fa attraverso l’insegnamento biblico com’è stato incarnato nella vita, morte e risurrezione del Signore e Salvatore Gesù Cristo. Egli disse infatti: Non pensate che io sia venuto ad abrogare la legge o i profeti; io non sono venuto per abrogare, ma per portare a compimento”(Matteo 5:17). Egli “compie” la legge, vive la perfetta giustizia di Dio e la esprime compiutamente.

I nostri critici di fatto sovrappongono (o sfruttano) quello o altri simili testi biblici influenzati da discutibili concetti di “amore” presi dalla sensibilità moderna o da ideologie. Questo li porta ad una teologia “deviante” o, per usare un termine più tradizionale (a loro inviso) “eretica”. Questo è oggetto di una diversa trattazione presente in altri articoli di questo sito web.

Documentazione

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  • Barth, Karl, The Epistle to the Romans (Oxford: Oxford University Press, 1933)
  • Briscoe, D. Stuart, The Preacher’s Commentary: Romans , vol. 29 (Nashville: Thomas Nelson Publishers, 1982)
  • Brueggemann, Walter; Cousar, Charles B .; Gaventa, Beverly R .; e Newsome, James D., Texts for Preaching: A Lectionary Commentary Based on the NRSV-Year A (Louisville: Westminster John Knox Press, 1995)
  • Craddock, Fred B .; Hayes, John H .; Holladay, Carl R .; e Tucker, Gene M., Preaching Through the Christian Year, A (Valley Forge: Trinity Press International, 1992)
  • Dunn, James DG, Word Biblical Commentary: Romani 9-16 , vol. 38B (Dallas: Word Books, 1988)
  • Jewett, Robert, in Van Harn, Roger E. (a cura di), The Lectionary Commentary: The Second Readings: Acts and the Epistles (Grand Rapids: William B. Eerdmans Publishing Company, 2001)
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  • Mounce, Robert H., The New American Commentary: Romans, (Broadman & Holman Publishers, 1995)
  • Witherington, Ben III con Darlene Hyatt, Paul’s Letter to the Romans: A Socio-Rhetorical Commentary, (Grand Rapids, Michigan: Wm. B. Eerdmans Publishing Co., 2004)
  • Wright, N. Thomas, The New Interpreter’s Bible: Atti, Romani, 1 Corinzi , vol. X (Nashville: Abingdon Press, 2002) 13:10.

Paolo Castellina, 24 aprile 2021

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